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Donne alleate e Uomini solidali

In Donne alleate e Uomini solidali

La donna guerriera

La donna guerriera è figlia di Atena.
Non è una divinità, né una semidea.
Dalla progenitrice ha ereditato intelligenza per saggiare le sue scelte, ingegno da mettere a servizio, coraggio per guidare e equità per giudicare.
Indossa l’elmo, come nella più classica delle iconografie, e si schiera al fianco di un esercito di donne, tante donne: madri, sorelle, amiche, alleate, muse e mentori.

La donna guerriera discende da una lunga linea matriarcale.
Sul suo volto, nei lineamenti, nei colori e nel riflesso degli occhi ritrova i segni di quel passato che in lei rivive.
In sé racchiude tutte queste donne e porta con sé la forza di chi l’ha preceduta.

La donna guerriera cerca, esplora, esamina, pensa, elabora.
Sceglie.
Sbaglia.
Trova.
Riconosce i suoi meriti e ciò che può.

La donna guerriera avanza.
Sulla sua strada sceglie di esplorare senza paura nuove possibilità.
E’ la sua naturale curiosità ha portarla nella laboratorio della realtà e la sua mente aperta a sperimentare.
La sua creatività è strumento per la conoscenza, è acceleratore ed è scintilla di ribellione.

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Preziose e potenti

Non dubitate mai di essere preziose e potenti
e di meritare ogni possibilità e opportunità nel mondo
per realizzare i vostri sogni.

Hillary Clinton

Non si è mai abbastanza grandi, formate ed emancipate, quando si comprende a pieno il significato di questo pensiero.
Quanta energia, spinta e proiezione nel futuro, ma anche comprensione e accoglienza. Sono le parole pronunciate dalla ex Segretaria di Stato americano, durante la corsa alla Casa Bianca nel 2016, e rivolte “a tutte le bambine e ragazze che stanno guardando“.

Il mondo ci tiene costantemente in bilico tra comprendere e riconoscere il nostro valore e la costante sensazione di non essere abbastanza. Getta il germe del dubbio fatto di “non puoi fare” e “non sei abbastanza” nel terreno che trova fertile di insicurezze e di paradigmi inadeguati per infettare il seme del potenziale, insinuandosi nelle possibilità di crescita e di felicità.

Le prime Donne Alleate che ho incontrato nel mio percorso di vita hanno sempre saputo di essere preziose e potenti.
E nel trasmettere questa consapevolezza, mi hanno insegnato che non c’è nulla che io non possa fare.
Nelle loro azioni ho visto cosa significa essere una donna ambiziosa, che indirizza tutte le sue energie al perseguimento del suo obiettivo.
Nei loro occhi ho compreso che, non esiste forza più creatrice di una donna determinata in grado di moltiplicare i risultati.
Nelle loro parole ho ascoltato come dietro una grande donna, c’è n’è una altrettanto grande.

Le prime Donne Alleate mi hanno insegnato tutto questo attraverso il loro esempio di vita e attraverso il racconto delle loro avventure e disavventure. Ognuna di loro si è resa protagonista della propria vita e ha voluto condividerla.

Sono Donne Alleate che hanno sempre saputo di meritare ogni possibilità e opportunità.
Talvolta hanno dovuto o voluto fermarsi e fare un passo di lato affinché un’altra, dopo di loro, potesse proseguire.
Sono Donne Alleate che hanno realizzato i loro sogni qualunque essi fossero: piccoli, grandi, vicini, lontani, presenti e futuri.

Le Donne Alleate sono preziose e potenti.

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Buon Compleanno La Cincinella!

Buon Compleanno La Cincinella! Oggi compie due anni.

Se potesse soffiare la candeline sulla torta ed esprimere un desiderio, sarebbe sicuramente quello di poter continuare a dare vita ad un progetto meraviglioso come questo.
Pagine come queste che hanno raccolto storie di Donne alleate e uomini solidali, mille sfaccettature di Lei e L’altra e pensieri (quelli che si è ricordata di trascrivere) di una Cincinella.

E in effetti per questo compleanno un sorpresa c’è: Donne alleate e uomini solidali è diventato un progetto reale.

Un modello di innovazione culturale a cui aspirare frutto di osservazione, riflessione e teorizzazione che prende forma.
Dove l’alleanza tra donne fatta di fiducia, stima e rispetto reciproco sprigiona energia positiva creatrice e innovatrice.

Un progetto che vive e si trasforma oggi è uno spazio fisico pensato per le donne che con altre donne condividono il desiderio di crescita e autorealizzazione.
Un laboratorio di sperimentazione in un ambiente inclusivo, condiviso e aperto all’autentica esperienza umana e relazionale del coaching umanistico.
Dove dialogo, ascolto, rispetto, educazione e condivisione sono elementi chiave.

Si chiama “Donne Alleate: laboratorio di Coaching Umanistico”.

Ed io non posso che essere più felice di così.

Buon Compleanno La Cincinella! E buon compleanno a tutte le Donne Alleate!

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Il mio valore

-Ho riconosciuto il mio valore!-
Cosa ci può essere di più gratificante che vedersi e riconoscersi? Riconoscere il proprio valore.

– Devo dirti una cosa importante!-. Così ha esordito Silvia.
Un misto fra la concitata eccitazione e l’urgenza di confessarmi qualcosa di importante.
Tutta orecchi e con la mente aperta ad accoglierla mi appresto a ricevere le sue parole.

-Ho riconosciuto il mio valore!-

Il mio cuore si allarga e si riempie al suono di quelle parole. Sgrano gli occhi colmi di meraviglia e rilasso il viso in un sorriso sincero.
E continua: – Ho capito quanto valgo. In queste settimane, durante queste ultime esperienze professionali e vissuto personale, ho capito quanto valgo.-
Come un fiume in piena Silvia mi racconta delle esperienze che ha vissuto nelle ultime settimane, delle opportunità che ha colto e grazie alle quali si è messa alla prova. Ha misurando le sue capacità tecniche nel suo campo, la pasticceria, ed ha riconosciuto le sue potenzialità nella relazione con gli altri e nelle dinamiche professionali dandosi il tempo di osservarsi e comprendersi.

Aggiunge poi: – E ho anche capito che non sono disposta a scendere al di sotto di questo, a valutarmi meno e a lasciare che gli altri mi valutino meno di quanto io valgo.-
– Grande Silvia!- penso.

– Questo è il mio valore, non lo baratto con niente e con nessuno. Quindi chi vuole lavorare con me deve avere valore, riconoscerlo tanto quanto io riconosco e valorizzo il mio-.

E per concludere ha aggiunto: -Grazie perchè questo percorso lo devo a te!-

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Verso Lotto marzo

Lotto marzo. Giornata internazionale della donna.

Da qualche anno a questa parte la Giornata internazionale della donna ha assunto nuovi significati: andare verso questa data con la testa piena di pensieri e con il cuore in tumulto.

Ecco il mio “verso Lotto marzo” una poesia realizzata durante un laboratorio di scrittura poetica collettiva con FemVa, collettivo femminista e Chiara Zuffrano, formatrice del Metodo Caviardage:

Vorrei dire e desiderare
urlando d’impeto
vita piena di emozione
questa forza
costruttrice
che genera il mondo

Voci perfide annegate nel fondo scuro

Buon Lotto marzo a tutte e a tutti!

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Violenza

Un giorno sì e l’altro pure leggiamo notizie di violenza, dove le vittime sono le donne.

L’ultima in ordine di tempo si chiama Giulia. Anzi si chiamava. Non c’è più.

Mogli, madri, figlie, sorelle, fidanzate, compagne, amiche, amanti, pazienti, colleghe sono le vittime.
Vittime di tante forme di violenza. Che oggi chiamiamo con i nomi, i loro tanti nomi.

Quanti nomi può avere la violenza?

Psicologica.

Fisica.

Verbale.

Sessuale.

Ginecologica.

Economica.

Non è vero che non sappiamo riconoscerla.
La fiutiamo nelle parole, nei gesti, nelle azioni.
Ma ci hanno abituate alla violenza. Ci hanno abituate a subirla, a non reagire di fronte alla violenza.
Lo facciamo noi e lo ha fatto chi prima di noi ha vissuto. Per secoli abbiamo abbassato la testa, ascoltato parole, morso la lingua, temuto i colpi e incassato botte.

Subisci violenza psicologica quando, ventenne, il tuo ex che hai lasciato da poco ti dice:
Sarò il tuo più grande rimpianto di questo puoi starne certa -.
Ed hai paura a mettere un piede fuori casa pensando che possa capitarti qualcosa.

Subisci violenza fisica quando, lui durante una discussione, ti strattona con forza.
E dopo guardandoti il braccio scopri un livido e guardandoti dentro quella sensazione di essere stata violata.

Subisci violenza verbale quando, attraversando il passaggio pedonale e passando a circa metro e mezzo da lui, ti si rivolge con versi e ammiccamenti.
E abbassi la testa incassando.

Subisci violenza sessuale quando, al secondo appuntamento, parcheggia a bordo strada e insiste per avere una rapporto sessuale, slacciandoti i vestiti e toccandoti malgrado i tuoi no.
E dopo che ha finito ti riaccompagna alla macchina e ti senti sporca, sbagliata, violata.

Subisci violenza ginecologica quando, durante un controllo di routine, la ginecologa indaga e insiste affinché tu decida di avere una gravidanza perché:
Lei è nell’età giusta per una gravidanza! -.
E ti senti giudicata nel tuo ruolo sociale di donna, proprio lì dove pensavi ti saresti sentita protetta, sicura ed ascoltata.

Subisci violenza economica quando, come moglie e casalinga, non disponi liberamente del reddito famigliare e ogni spesa che fai deve essere giustificata a tuo marito per sentirti puntualmente dire:
– Ma quanto hai speso?! -.
E senti di non avere diritto a gestire l’economia che riguarda la tua casa, quella di cui ti prendi tanta cura.

La conosciamo talmente bene che ci sembra quasi la normalità. Ma non deve essere normalità.
Rifiutiamola.
Ora diciamo BASTA!

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La storia de La Cincinella

Oggi è un anno di La Cincinella. E come ogni compleanno che si rispetti c’è sempre un regalo.
Il mio regalo per chi legge queste pagine è la storia de La Cincinella.

Proprio quella Cincinella che mi ha ispirato a iniziare questo progetto. Ecco quindi la sua storia.

Provo una strana emozione a scrivere di lei.
Non l’ho mai fatto.
L’ho sempre ammirata in silenzio e da lei, dalle sue parole e dalle sue azioni, mi sono sempre lasciata ispirare.

Nei miei primi ricordi di infanzia vedo sempre lei: mia zia. Lei era la sorella di mio padre e da che ho memoria è sempre stata una parte importante della mia famiglia. Compleanni, domeniche al lago, vacanze al mare, Natale, Pasqua, recite di fine anno, partite di pallavolo, esame di maturità… non c’era occasione in cui lei non fosse presente. Se non poteva essere lì, si faceva in quattro per far sentire la sua vicinanza con una telefonata, un biglietto, una videochiamata.
La sua presenza, ma soprattutto il suo esempio sono stati fondamentali nella mia formazione prima come bambina e poi come ragazza e giovane donna.
Lei non mi diceva cosa fare o come farlo, non lo ha mai fatto. Le interessava conoscere il mio punto di vista, le mie inclinazioni, il mio potenziale e semplicemente mi spronava ad agire per realizzare le mie ambizioni.
Non le ho mai sentito dire “E’ impossibile” o “Questo non si può fare”, mi diceva “Provaci”.
Per certi versi è stata la mia prima coach.


Mi ha insegnato a non rinunciare e a credere nei miei sogni e che se vuoi intensamente qualcosa puoi adoperarti per ottenerla.
Con il suo esempio mi ha insegnato quello che i genitori, ovviamente, non insegnano: a trasgredire le regole.
Ad essere anticonformista e ad andare controcorrente sapendo affrontare la corrente.
A vivere la mia diversità come unicità.
Mi ha insegnato cosa significa “famiglia” e soprattutto a prendersi cura di ogni componente.
Ad amare la socialità e quanto questa sia arricchente per la nostra vita.
Mi ha insegnato ad apprezzare i piccoli piaceri: lasciarsi trascinare dentro una conversazione interessante, passare ore nelle gallerie d’arte, sorseggiare un calice di champagne vista lago… (Eh sì, la zia si trattava molto bene).

Io devo la persona che sono oggi in buona parte a lei.
E’ venuta a mancare diversi anni fa dopo una breve malattia. Ha deciso lei di andarsene.
Non avrebbe sopportato l’idea di sopravvivere, perché lei viveva. Questo sapeva fare, vivere.

Il giorno del suo funerale, secondo la sua volontà, venne suonato il brano “My Way” di Frank Sinatra.
Tutto ciò che aveva vissuto lo aveva fatto a suo modo.

Mi manca ogni giorno.

La cosa più bella è che riesce ancora a vivere nei miei ricordi e di quanti le hanno voluto bene, e posso assicurare che sono molti. Il suo esempio vive dentro me e mi ispira ogni giorno. Mi spinge a essere migliore, ad agire perseguendo il bene, a circondarmi di persone a cui voglio bene e da cui sono ricambiata.

E sono sicura che sarebbe felice di leggere “La storia de La Cincinella”.

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Lotto marzo

Giornata internazionale della donna. Lotto marzo.

Da qualche anno a questa parte la Giornata internazionale della donna ha assunto nuovi significati, raccogliendo attorno a sè nuove istanze, attenzione e partecipazione.
Lo sciopero femminista e transfemminista globale ne è la più chiara manifestazione. L’adesione e il consenso di migliaia di donne che in tutta Italia e non solo, hanno preso parte in questa giornata non possono passare inosservati.

Donne, giovani e grandi, alcune con i loro piccoli, madri, figlie e nonne, amiche e alleate.
Marea. Marea che cresce e invade le strade al suono dei passi, delle canzoni e delle parole dei discorsi.
Marea. Marea viva che spinge e apre un varco laddove la voce non arriva o non vuole essere ascoltata.
Uomini, alleati solidali nelle nostre vite.

Nessuna e nessuno escluso. Nessuna persona può essere esclusa.
Dialogo, confronto, ascolto, attenzione e comprensione devo essere gli strumenti.
E poi azione.

Oggi passata l’ubriacatura mediatica, letti i post strappalike e schivate le campagne marketing, l’argomento sembra non essere più di alcun interesse.

Ma Lotto marzo non si ferma. Non si deve fermare.
Perchè siamo marea.

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Il mio mentore

Non avrei mai pensato di poterlo dire.
Riccardo è il mio mentore.

Le nostre strade si sono incrociate molti anni fa.
Io stavo cercando di capire cosa volevo fare da grande, quando fui contattata per un colloquio nella sua azienda.
Confesso che non ero molto entusiasta, per me era l’ennesimo colloquio dopo un’esperienza lavorativa che si era conclusa non esattamente nel modo migliore.
Ricordo che quando lo vidi a pelle non mi piacque molto. Mi mise sotto torchio infilando una domanda dopo l’altra, credo volesse capire che tipo fossi. Quindi superata la prima fase di colloquio, mi mise a mio agio chiedendomi chi ero e cosa volevo effettivamente fare nella mia vita e mi sembrò sinceramente interessato. Uscii dall’ufficio con in mano una proposta.

E’ stato uno degli incontri che ad oggi ricordo con più affetto.

Per la prima volta iniziai a conoscermi per davvero, a scoprire le mie potenzialità ed allenare il mio talento.
Crescevo, sbagliavo, miglioravo, ripetevo.
In più di un’occasione ci siamo trovati in disaccordo, ma alla fine abbiamo sempre cercato un punto di incontro.

Se oggi sono qui a realizzare un progetto in cui credo fortemente, lo devo anche a lui che mi ha insegnato a credere in me e a riconoscere il mio valore.

Penso che si possa definire gratitudine.
La sensazione che si prova pensando a cosa quella persona ha fatto per noi, provando un forte senso di riconoscenza e stima. Amava ripetere, e so che lo fa tuttora, che è sempre importante chiedersi cosa tu puoi fare per gli altri e non cosa gli altri possono fare per te. È il primo passo per creare un’alleanza con le altre persone.

Il mio mentore è il mio esempio di “uomini solidali”.
Non l’unico, ma per me molto significativo.

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Il regalo più bello

Sono partita per l’ennesimo viaggio in solitaria.
Ennesimo perché una/due volte all’anno mi ritaglio cinque giorni, una settimana al massimo per vivermi un’esperienza tutta per me. Il viaggio in solitaria, come molte viaggiatrici sanno, ha la particolarità di essere esclusivo.
Tutto quello che vivi è tuo, i ricordi, i paesaggi, i contrattempi e gli incontri.
Quest’ultima esperienza mi ha fatto un regalo, Silvia.

Il primo giorno nella mia nuova destinazione ha sempre il sapore della novità.
Lo dedico ad un primo assaggio del luogo che mi ospita, all’ambientarmi nel contesto e all’esplorazione senza cartina e orari. Così curiosando tra le viuzze e scoprendo angoli panoramici mozzafiato, sono arrivata nel centro della città dove mi sono imbattuta in Silvia. All’infopoint sembrava proprio mi aspettasse. Le ho chiesto delucidazioni rispetto ad alcune attività che volevo fare e posti che volevo raggiungere. Lei non si è limitata a darmi informazioni, ma da vera local mi ha dispensato consigli e suggerimenti che non si trovano in nessuna guida turistica. Quando poi ha saputo che, come lei, sono una viaggiatrice in solitaria mi ha invitato a vederci per cena per continuare a raccontarmi meraviglie della terra che mi ospitava. E’ stata una piacevole serata, non solo per il locale che aveva scelto e che incontrava i miei gusti, ma soprattutto per la sua compagnia. Raccontare e raccontarsi a ruota libera assaporando dell’ottimo cibo.
Nei giorni successivi abbiamo avuto occasione di rivederci ancora una volta. Io le raccontavo le mie rocambolesche avventure di questo viaggio e lei raccoglieva le mie parole con entusiasmo.

E’ stato un regalo incontrarla. Il regalo più bello.

Sì, perché ho trovato una persona che libera da pregiudizi era in grado di comprendere a pieno quello che stavo vivendo. Rispettando i miei tempi e i miei spazi entrava e usciva in punta di piedi, come per non rompere quella dimensione di esclusività che ha il viaggio in solitaria. A tratti mi sembrava di conoscerla da sempre. Abbiamo condiviso riflessioni e racconti, rispettando l’una la storia dell’altra.


Posso dire di aver ancora una volta sperimentato l’esperienza umana e relazionale autentica.


Ci siamo salutate con la promessa di rivederci in uno dei nostri viaggi.