Un giorno sì e l’altro pure leggiamo notizie di violenza, dove le vittime sono le donne.
L’ultima in ordine di tempo si chiama Giulia. Anzi si chiamava. Non c’è più.
Mogli, madri, figlie, sorelle, fidanzate, compagne, amiche, amanti, pazienti, colleghe sono le vittime.
Vittime di tante forme di violenza. Che oggi chiamiamo con i nomi, i loro tanti nomi.
Quanti nomi può avere la violenza?
Psicologica.
Fisica.
Verbale.
Sessuale.
Ginecologica.
Economica.
Non è vero che non sappiamo riconoscerla.
La fiutiamo nelle parole, nei gesti, nelle azioni.
Ma ci hanno abituate alla violenza. Ci hanno abituate a subirla, a non reagire di fronte alla violenza.
Lo facciamo noi e lo ha fatto chi prima di noi ha vissuto. Per secoli abbiamo abbassato la testa, ascoltato parole, morso la lingua, temuto i colpi e incassato botte.
Subisci violenza psicologica quando, ventenne, il tuo ex che hai lasciato da poco ti dice:
– Sarò il tuo più grande rimpianto di questo puoi starne certa -.
Ed hai paura a mettere un piede fuori casa pensando che possa capitarti qualcosa.
Subisci violenza fisica quando, lui durante una discussione, ti strattona con forza.
E dopo guardandoti il braccio scopri un livido e guardandoti dentro quella sensazione di essere stata violata.
Subisci violenza verbale quando, attraversando il passaggio pedonale e passando a circa metro e mezzo da lui, ti si rivolge con versi e ammiccamenti.
E abbassi la testa incassando.
Subisci violenza sessuale quando, al secondo appuntamento, parcheggia a bordo strada e insiste per avere una rapporto sessuale, slacciandoti i vestiti e toccandoti malgrado i tuoi no.
E dopo che ha finito ti riaccompagna alla macchina e ti senti sporca, sbagliata, violata.
Subisci violenza ginecologica quando, durante un controllo di routine, la ginecologa indaga e insiste affinché tu decida di avere una gravidanza perché:
– Lei è nell’età giusta per una gravidanza! -.
E ti senti giudicata nel tuo ruolo sociale di donna, proprio lì dove pensavi ti saresti sentita protetta, sicura ed ascoltata.
Subisci violenza economica quando, come moglie e casalinga, non disponi liberamente del reddito famigliare e ogni spesa che fai deve essere giustificata a tuo marito per sentirti puntualmente dire:
– Ma quanto hai speso?! -.
E senti di non avere diritto a gestire l’economia che riguarda la tua casa, quella di cui ti prendi tanta cura.
La conosciamo talmente bene che ci sembra quasi la normalità. Ma non deve essere normalità.
Rifiutiamola.
Ora diciamo BASTA!