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lacincinella

In Pensieri di una cincinella

Siamo solo questo?

Ho pensato un po’ prima di mettermi a scrivere un nuovo articolo.
Spinta dai pensieri e riflessioni che corrono veloci, dall’indignazione del momento e dalle parole che ancora riecheggiano nelle orecchie.

L’ennesimo articolo indignato? Sì, per l’ennesimo spot pubblicitario stereotipato.

Ascoltato per due volte nell’arco di mezzora mentre la mia playlist preferita girava sulla piattaforma di streaming on demand.
Protagonista uno scambio tra due voci femminili sui problemi vaginali dell’una e la soluzione proposta dall’altra.
Fin qui nulla di strano, se non fosse per la situazione stereotipata proposta: il problema diventa un impedimento al tempo libero della protagonista.

– Non posso più andare al concerto!- oppure – Come faccio a mettere la tuta che ho comprato per festa di stasera?!-.

Davvero?
Fate sul serio?
Siamo solo questo?
Donne la cui grande preoccupazione nella vita è andare a un concerto o mettersi il vestito giusto per la festa?

Troverei più credibile lo spot se la protagonista fosse preoccupata perché, svegliandosi al mattino e sapendo dell’importante riunione con l’azienda cliente, avesse timore che il suo problema intimo le impedisca di essere professionale come vorrebbe. Oppure se, dopo mesi di duro allenamento, questo fosse di impedimento alla performance della gara.
O ancora se, questo fosse un fastidio e un pensiero continuo durante una lunga giornata di studio all’università o durante una giornata fitta di appuntamenti.

Se la comunicazione pubblicitaria e le aziende vogliono parlare a noi per vendere, fine unico della pubblicità, i loro servizi e i loro prodotti devono iniziare a farlo parlando alle donne del mondo reale.
Senza ricorre a situazioni stereotipate, tinte pastello e battute affettate.
Non ne abbiamo bisogno, non ci rappresentano e non parlano a noi.

Mi ricorderò del prodotto pubblicizzato per il fatto di esserne indignata? Sicuramente.
E altrettanto sicuramente ci penserò su prima di acquistarlo.
E molto probabilmente guarderò alla concorrenza.

In Pensieri di una cincinella

Cittadina

Che cosa significa oggi essere cittadina in Italia?

Siamo donne, giovani e meno giovani, lavoratrici e imprenditrici, ma prima di tutto questo, siamo cittadine.
Siamo parte dello Stato, godiamo di diritti e abbiamo doveri.
E possiamo partecipare attivamente alla vita pubblica.

Oggi lo spazio della vita pubblica si è traslato anche alla dimensione virtuale e questo dovrebbe poter offrire una più ampia e democratica apertura a dibattiti e confronti sulle questioni importanti del nostro Paese.
Aprire all’informazione, al dialogo e all’elaborazione.
Limitare la polemica, la lamentela e la disinformazione.

Parlare di politica e di cittadinanza oggi equivale a parlare di soldi e di lavoro.
Non piace a nessuno, è motivo di insoddisfazione e nessuno si espone.

Mi spaventa constatare il disinteresse per la politica e le sue questioni, come se il fatto di aver eletto e delegato delle e dei rappresentanti ci avesse sollevato da ogni responsabilità.

Mi spaventa ancora di più quando a non parlare, discutere, animarsi e confrontarsi di politica e a non esercitare il diritto alla cittadinanza sono le donne.

Il 2 giugno 1946 per la prima volta in Italia le donne hanno potuto votare.
L’esercizio del loro diritto come cittadine ha inevitabilmente determinato il risultato delle votazioni e non solo, ha segnato l’ingresso delle donne alla politica.
Le nostre bisnonne, le nostre nonne e le nostre madri per decenni hanno compiuto passi in avanti anche per noi. Perchè fare politica in parlamento, nelle assemblee, nei consigli, per strada, nelle piazze fosse uno spazio anche nostro, perchè il nostro diritto ad essere cittadine non si limitasse nel segreto della cabina elettorale, ma diventasse parte di un’espressione libera e pubblica.

Mi lascia sgomenta sapere che l’affluenza delle elettrici negli ultimi anni è calata.
E ancora di più leggere che la causa principale che porta a questo astensionismo è la visione per cui la vita pubblica è prerogativa maschile. Per non parlare di tutte le determinanti: la predominanza della cultura maschile nei partiti, lo sbilanciamento tra cura e lavoro a repentaglio del tempo per informarsi e discutere, la condizione di marginalità sociale e lavorativa in cui ancora molte vivono.

Come le prime italiane a votare nel lontano 1946, anch’io mi reco alle urne per esercitare il mio diritto di cittadina.
Ti invito a fare lo stesso.
Ma non solo, ti invito a esercitare il tuo diritto ricercando spazi pubblici di confronto e di dibattito, partecipando alle manifestazione, informandoti e formandoti.

Un invito a essere cittadina!

In Donne alleate e Uomini solidali

La donna guerriera

La donna guerriera è figlia di Atena.
Non è una divinità, né una semidea.
Dalla progenitrice ha ereditato intelligenza per saggiare le sue scelte, ingegno da mettere a servizio, coraggio per guidare e equità per giudicare.
Indossa l’elmo, come nella più classica delle iconografie, e si schiera al fianco di un esercito di donne, tante donne: madri, sorelle, amiche, alleate, muse e mentori.

La donna guerriera discende da una lunga linea matriarcale.
Sul suo volto, nei lineamenti, nei colori e nel riflesso degli occhi ritrova i segni di quel passato che in lei rivive.
In sé racchiude tutte queste donne e porta con sé la forza di chi l’ha preceduta.

La donna guerriera cerca, esplora, esamina, pensa, elabora.
Sceglie.
Sbaglia.
Trova.
Riconosce i suoi meriti e ciò che può.

La donna guerriera avanza.
Sulla sua strada sceglie di esplorare senza paura nuove possibilità.
E’ la sua naturale curiosità ha portarla nella laboratorio della realtà e la sua mente aperta a sperimentare.
La sua creatività è strumento per la conoscenza, è acceleratore ed è scintilla di ribellione.

In Pensieri di una cincinella

Non un dito

Non un dito è stato mosso per loro.

Sara e Ilaria.
Sono i nomi delle due vittime di femminicidio.
Gli ultimi due che si uniscono alla lunga lista che ogni mese scriviamo in Italia.

Leggo la loro storia e i fatti che le hanno portate al loro tragico epilogo e mi sembra di rileggere ogni volta la stessa storia. La storia di Giulia, di Elena, di Sabrina, di Arianna e di molte altre. E ogni volta mi sembra di rileggere la mia storia.

Una ragazza di 22 anni e del suo ex.
Una storia dove lui, che non accetta la fine della relazione, decide di rendere la vita impossibile a lei.
Appostamenti, intimidazioni, minacce, stalking.

Nessuno mosse un dito per me. Non un dito è stato mosso per loro.

C’è chi ha parlato di piaga sociale, di problema culturale, di emergenza.
Lo leggo ogni volta e lo sento dire ogni volta.

Non abbiamo bisogno di un altra vittima, ma di risposte immediate, adeguate e certe.

Abbiamo bisogno di affrontare questo problema insieme, come comunità e come società.
Costruendo adeguati spazi dove il dialogo e il confronto siano al centro di un percorso concreto.
Realizzando luoghi dedicati alla formazione e all’educazione per la creazione di una cultura votata al rispetto di tutte e di tutti.
Disponendo strumenti politici e legislativi che sappiano rispondere immediatamente all’attuale situazione.

Muoviamo un dito insieme.
Perché nessuna resti sola.
Perché il rispetto diventi cultura e la cura scelta politica.

In Pensieri di una cincinella

Una persona adulta

Cosa significa diventare una persona adulta?

Soffiate le candeline sulla torta dei 30 anni, ogni anno in più che passa porta con sé la scoperta di un nuovo traguardo che non sapevamo di dover tagliare e che, al contrario, qualcuno si aspetta che realizziamo.

Di punto in bianco, come per magia, sei diventata una persona adulta.
Tutti attorno a te si aspettano che tu faccia e sappia fare cose da persona adulta, che ti comporti come una persona adulta e dimostri di essere una persona adulta.

Come? Raggiungendo nuovi obiettivi, ottenendo nuove certezze, guadagnando nuove consapevolezze.
In una parola trovando Stabilità.
Stabilità economica, lavorativa, relazionale, sociale e chi più ne ha più ne metta.

Quando siamo bambine pensiamo e guardiamo alle persone adulte quali guida, sostegno e punto di riferimento per la nostra stessa sopravvivenza.
Quando siamo adolescenti osserviamo e mettiamo alla prova le persone adulte, il loro ruolo, le loro certezze, con le nostre domande che spesso suonano come provocazioni e innescano discussioni.
Quando siamo adulte chiediamo a noi stesse cosa e come dovremmo fare, cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Trova il lavoro, che sia quello giusto.
Paga l’affitto.
Apri un mutuo.
Trova l’amore.
Vai a convivere, se non ti vuoi sposare.
Sposati.
Fai un figlio.
Fanne due.
Le vacanze: mare o montagna?
Metti da parte per la pensione.

E se ci fosse di più? Se potessimo essere e fare di più, che soddisfare il raggiungimento di questi traguardi?
Che poi ci chiediamo: – Ma di chi sono questi traguardi? Chi li ha scelti e definiti per me? – .

Le mie energie e i miei anni, diciamolo pure, migliori dovrebbero essere spesi appresso a traguardi che io non ho scelto, ma che qualcuno ha fatto per me.

Forse non ci sto! E se non ci sto, cosa succede?

Divento una mosca bianca o una pecora nera?
Sì, voglio essere una mosca bianca o una pecora nera.

Una donna che è un po’ bambina perché ha bisogno degli altri, un po’ adolescente perché vuole mettere in discussione tutto e un po’ adulta perché può scegliere cosa fare.

In Donne alleate e Uomini solidali

Preziose e potenti

Non dubitate mai di essere preziose e potenti
e di meritare ogni possibilità e opportunità nel mondo
per realizzare i vostri sogni.

Hillary Clinton

Non si è mai abbastanza grandi, formate ed emancipate, quando si comprende a pieno il significato di questo pensiero.
Quanta energia, spinta e proiezione nel futuro, ma anche comprensione e accoglienza. Sono le parole pronunciate dalla ex Segretaria di Stato americano, durante la corsa alla Casa Bianca nel 2016, e rivolte “a tutte le bambine e ragazze che stanno guardando“.

Il mondo ci tiene costantemente in bilico tra comprendere e riconoscere il nostro valore e la costante sensazione di non essere abbastanza. Getta il germe del dubbio fatto di “non puoi fare” e “non sei abbastanza” nel terreno che trova fertile di insicurezze e di paradigmi inadeguati per infettare il seme del potenziale, insinuandosi nelle possibilità di crescita e di felicità.

Le prime Donne Alleate che ho incontrato nel mio percorso di vita hanno sempre saputo di essere preziose e potenti.
E nel trasmettere questa consapevolezza, mi hanno insegnato che non c’è nulla che io non possa fare.
Nelle loro azioni ho visto cosa significa essere una donna ambiziosa, che indirizza tutte le sue energie al perseguimento del suo obiettivo.
Nei loro occhi ho compreso che, non esiste forza più creatrice di una donna determinata in grado di moltiplicare i risultati.
Nelle loro parole ho ascoltato come dietro una grande donna, c’è n’è una altrettanto grande.

Le prime Donne Alleate mi hanno insegnato tutto questo attraverso il loro esempio di vita e attraverso il racconto delle loro avventure e disavventure. Ognuna di loro si è resa protagonista della propria vita e ha voluto condividerla.

Sono Donne Alleate che hanno sempre saputo di meritare ogni possibilità e opportunità.
Talvolta hanno dovuto o voluto fermarsi e fare un passo di lato affinché un’altra, dopo di loro, potesse proseguire.
Sono Donne Alleate che hanno realizzato i loro sogni qualunque essi fossero: piccoli, grandi, vicini, lontani, presenti e futuri.

Le Donne Alleate sono preziose e potenti.

In Pensieri di una cincinella

Partenze e false partenze

Quando ero una bambina restavo in trepidante attesa, con mio padre, a guardare in tivù la partenza delle gare del Gran Premio di Formula1.
Sulla griglia di partenza si disponevano ordinatamente le monoposto.
E mentre il cronista scandiva i nomi dei piloti, i motori si scaldavano producendo quell’inconfondibile suono.
Si accendevano i semafori e allo spegnimento, le auto scattavano.

Il più delle volte erano partenze e altre volte erano false partenze.
Partenze che ti tengono con il fiato sospeso e gli occhi puntati su chi conquista da subito le prime posizioni, e false partenze che frenano di colpo l’adrenalina e allungano l’attesa.

Ed è più o meno così, anche per ogni anno che ci apprestiamo a salutare.
Giriamo la pagina del calendario con i nostri buoni propositi per l’anno nuovo e ci disponiamo sulla griglia di partenza, come abbiamo fatto l’anno precedente.

Ci sono i tanto attesi inizi lavorativi per nuovi progetti, alcuni prendono il via e corrono in testa alla gara, altri impiegano tempo e provano il sorpasso, altri ancora si rivelano essere false partenze.
A volte, ascoltare la proverbiale voce interiore ti mette al riparo da rischi e pericoli che posso nascondersi dietro la curva, come una safety car che ti fa rallentare e mantenere la posizione.

Ci sono relazioni e rapporti che partono, si sfidano in sorpasso e tagliano il traguardo, ed altri che non attraversano insieme la bandiera a scacchi.
A volte, prendersi una breve pausa ti permette di capire se sei in pieno equilibrio, come il pit stop ai box per il cambio gomme.

E poi ci sono quelle partenze che rappresentano svolte importanti nella nostra vita, quelle su cui scommettiamo tutto e diamo tutto. Quelle per cui fatte le prove libere, superate brillantemente le qualifiche, si parte per la gara tra le prime posizioni. E’ una gara lunga e il traguardo è lontano. Contiamo sulle nostre potenzialità, sui nostri talenti e sul nostro perché, ma soprattutto contiamo sull’appoggio di chi crede in noi e ci sostiene. La nostra scuderia e i nostri tifosi.

E in mezzo? In mezzo corre la vita, la gara.

“Un’ineluttabile catena di incidenti, schianti e fallimenti, rivelano il carattere vulnerabile e l’andamento non lineare dell’innovazione”.

In Pensieri di una cincinella

Una donna emancipata

Cosa vuol dire essere una donna emancipata?

Cosa determina che una donna sia emancipata o meno?
Il fatto che abbia un lavoro, un reddito e sia economicamente indipendente?
O il fatto che prenda liberamente le sue decisioni senza dover dipendere dalla famiglia o da un’altra figura di riferimento?
Oppure che sia libera da legami di ogni genere?

Ma soprattutto perché si parla di donna e non di uomo emancipato?
Hanno forse gli uomini raggiunto questo status?
Sono già emancipati?
E quando sarebbe avvenuto questo?

Forse sono tanti, troppi interrogativi tutti in una volta.
Ma sono frutto di una riflessione a fiume sulla definizione.
In questo senso viene in aiuto il vocabolario Treccani:

Emancipato
agg. [part. pass. di emancipare]. –  Per estensione, assol., libero da pregiudizî e condizionamenti, nel modo di pensare, di vivere: costumi e.; una donna emancipata.

Ho sempre pensato che la donna emancipata è colei che prende decisioni per sè stessa.
E’ indipendente in ogni suo aspetto della sua vita.
Ed ho sempre pensato che se avessi incontrato una donna come questa o l’avessi riconosciuta tra quelle che mi circondano, avrei provato ad essere come lei.

Penso a tutte le donne che ho incontrato, conosciuto nella mia vita: quante di loro sono state definite tali? E quante si sono sentite tali?

Tu che scrivi, tu che leggi… Sei una donna emancipata?

In Pensieri di una cincinella

Un impegno incrollabile contro la violenza

Versare inchiostro in questa giornata è per me un imperativo categorico, un obbligo morale, un atto dovuto, una presa di posizione, un’azione civile, un impegno incrollabile. Per me e per le altre.

Perché qualcun’altra per me non lo ha fatto.
Non ha parlato sapendo, non mi ha scosso vedendo, non mi ha ascoltato mentre in silenzio chiedevo aiuto.

La violenza in tutte le sue forme ci spaventa, ci gela, ci chiude e talvolta ci fa guardare dall’altra parte.

Mi hanno colpito profondamente le parole di Gino, papà di Giulia che è stata uccisa lo scorso anno:

La perdita di Giulia ha scosso le fondamenta della mia esistenza
e mi ha spinto a un impegno incrollabile contro la violenza di genere.

Gino Cecchettin

Quella di Giulia è stata la spinta per smuovere le coscienze e far sentire la voce delle vittime e per farci sentire meno sole. Ma soprattutto per farci comprendere, come dice lui, che è necessario un impegno incrollabile.

La violenza sulle donne non è un problema individuale.
E’ una ferita collettiva, che richiede consapevolezza, responsabilità e azione comune.

Oggi scrivo per chi non ha potuto parlare, per chi ha sofferto nel silenzio, per chi ancora aspetta di essere ascoltata.
Scrivo perché il ricordo di Giulia, e di troppe altre, sia una spinta per tutte e tutti noi.
Un invito a prendere posizione, a educare, a costruire una società in cui nessuna voce resti inascoltata e nessuna vita spezzata.

In Pensieri di una cincinella

Donna multitasking

Essere una donna multitasking è una vera skill o l’ennesimo ostacolo sulla strada verso i nostri obiettivi?

Ripetuto all’infinito, applicato nel nostro quotidiano.
La donna deve essere multitasking.
Saper fare più cose contemporaneamente.
Mantenere attive più task.

Una sorta di moderna Cenerentola che, se nel classico della Walt Disney porta la colazione alle sorellastre mentre raccoglie la biancheria da lavare e capi da rammendare, nella vita reale risponde a una mail mentre chiama la collega e programma l’agenda. Se la matrigna prometteva a Cenerentola che, se avesse fatto tutto in tempo sarebbe andata al ballo, oggi, se riesce a fare tutto in tempo può evitare di fare gli straordinari e uscire alle 18.

La donna multitasking non è una Wonderwoman.
Non salva il mondo, ma fa quello che deve fare ottimizzando al massimo tempo e risorse.

Multitasking è stata, e forse è tuttora, una delle skill immancabile nei curricula che arrivano ogni giorno sulle scrivanie delle risorse umane. Insieme a “resistenza allo stress” e “flessibilità”, una delle più gettonate!

Ma cosa succede se, tentando di ottimizzare al massimo tempo e risorse, non si arriva agli obiettivi?
Ecco allora che essere multitasking non può essere la chiave per il successo: è una combinazione di più elementi che ci permette di arrivare dove vogliamo.

Proviamo a toglierci questa veste di donna multitasking che abbiamo voluto indossare per essere viste, considerate e pari agli uomini. Gli uomini non sono multitasking, non viene loro richiesto di esserlo. Un luogo comune, infatti, vuole che sappiano fare una cosa alla volta e noi al contrario tutto contemporaneamente. Ci hanno convinto che dobbiamo essere performanti a tutti i costi, solo così possiamo raggiungere il successo.

Impariamo a coltivare altre skill. E sì che andremo e arriveremo dove vogliamo.